Visto da Gambino – Sampdoria in crescita ma serve un’ariete

L’analisi di Pierluigi Gambino dopo la sconfitta della Sampdoria in casa contro la Juventus per 2-1.

La Sampdoria è questa, con le sue qualità, che risaltano sempre più dopo l’avvento di Montella, e qualche pecca costituzionale di ardua eliminazione. Con un briciolo di fortuna in più e un arbitraggio meno servile nei confronti della Juve, i blucerchiati avrebbero potuto agguantare un clamoroso pari, che però sarebbe stato “largo”, proprio come quello non raggiunto dal Genoa nel derby: non bastano infatti venti minuti finali a spron battuto per legittimare un risultato positivo. Già l’essere stati in partita sino alla fine, schiacciando in certi frangenti i campioni d’Italia nella propria area equivale ad una promozione a pieni voti, prescindendo dal risultato.

Una squadra in progresso soprattutto a livello di autorità, a conferma dell’ottimo lavoro impostato dal nuovo trainer. Attendersi tuttavia ulteriori passi avanti senza innesti di mercato appare illusorio. Mister Vincenzo ha il merito enorme di aver rilanciato un personaggio che pareva perso per il nostro calcio. Antonio Cassano. sta vivendo una terza giovinezza e con lui in campo nessuna impresa è proibitiva. Nella stracittadina il barese aveva messo lo zampino in due gol… e mezzo della Sampdoria e cinque giorni più tardi non si è limitato ad uccellare il “monumento” Buffon, ma si è preso sulle spalle tutto il peso della manovra blucerchiata, per il resto parsa abbastanza sterile.

Certo, Eder era convalescente e forse distratto dalle sirene di mercato, ma ancor più si è avvertitta l’assenza di Soriano, uscito presto dalla comune per una gran botta ad un orecchio. Con entrambi al “top” la pericolosità sarebbe senz’altro salita, ma senza veder risolto il problema di
eder4fondo: non basta sguainare l’arma del contropiede di fronte a formazioni catenacciare o a squadroni che chiudono gli spazi e hanno la forza di passare in vantaggio. Servirebbe un attaccante d’area alla Sampdoria, dotato di fisicità e cinismo, per poter affiancare al gioco rasoterra – specialità della casa – l’alternativa del cross, spesso l’unico sbocco per abbattere muraglie umane.
Domenca Montella nei minuti conclusivi ha calato la carta Rodriguez, ma .senza eccessiva convinzione: evidentemente, se l’ex del Cesena è stato trascurato sia da Zenga sia dal suo successore, significa che la sua caratura non è trascendentale. Servirebbe un sostituto più corposo, ma il materiale disponibile in giro non stuzzica troppo interesse.

Sempre in tema di mercato, per restare nell’attualità, il diesse Osti è conscio di dover intervenire sulla retroguardia. Dodò sarebbe un ideale propulsore per la fascia sinistra, anche se la lunga sosta dovuta ad un grave infortunio alimenta un punto interrogativo. Non si dimentichi però che lo scorso anno, nel Chievo Zukanovic, ha offerto prove reiterate di valore in questa posizione, tanto da calamitare su di sé le attenzioni dell’Inter. Attualmente il bosniacosi destreggia al centro della difesa con più ombre che luci ed è probabile che la sua collocazione futura sia nuovamente sul corridoio mancino.

Indubbio che la coppia formata da Zukanovic e da Moisander non si stia coprendo di gloria: troppe incertezze e distrazioni, spesso fatali. Qui la Sampdoria deve intervenire massicciamente anche tenendo conto del recupero più o meno imminente di Silvestre, sulla carta il migliore del lotto. Riguardo a Ranocchia, potenziale rinforzo, critica e tifoseria si spaccano: è un nazionale, gode di una certa quotazione, offre garanzie di tutto rispetto nel gioco aereo, ma appare più bravo nei corner in area avversaria che nel controllo dei centravanti rivali.
Presto se ne saprà di più, ma questo filo diretto instaurato con l’Inter provoca nella gente doriana più diffidenza che speranza: se per arrivare a Dodò e (o) Ranocchia si deve assistere alla partenza di Eder o di Fernando, meglio soprassedere. A meno che non sia il prode Citadin, tuttora un idolo della Sud, a chiedere il via libera per giocarsi la probabile ultima chance di approdare in zona scudetto. Scelta al limite comprensibile, ma da accettarsi eventualmente con estrema amarezza, come un mezzo tradimento.

PIERLUIGI GAMBINO

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