Visto da Gambino – Preziosi e Gasperini colpevoli

La sconfitta nel derby fa piombare nel baratro il Genoa. Preziosi e Gasperini sono i primi colpevoli.

Come se non bastasse quello, abbondante, versato durante il derby, altro veleno è finito ieri nella calza del Genoa. Sinceramente, che Frosinone e Carpi facessero risultato in trasferte apparentemente improbe era ipotesi scartata a priori. Invece è successo, e anche se il Grifo resta al di fuori dalla zona baratro, il distacco è stato limato e le antiche convinzioni riguardo ad una salvezza già in tasca vacillano sempre più. Così, continuare a credere in un girone di ritorno totalmente tranquillo potrebbe rivelarsi assai illusorio e pericoloso.

I tifosi del Genoa coi capelli d’argento potrebbero sostenere che improvvisamente ci si è rituffati nel clima abituale per decenni, e in tale contesto non si inserisce solo lo scarso valore della squadra, ma anche le reazioni sconsiderate di parte della tifoseria, che invece di trasformarsi in dodicesimo uomo si comporta con autolesionismo spinto, imitando quel marito che pur di far dispetto alla consorte procede ad una fatale sforbiciata.

La speranza è che la voce silenziosa della maggioranza moderata assordi quei compagni di tifo già sul sentiero di guerra, pronti ad altre manifestazioni controproducenti che in momenti così delicati rischiano di essere fatali per l’esito della stagione. Beninteso, non solo gli ultrà debbono darsi una regolata. Primi colpevoli di questo crollo verticale sono la società e l’allenatore, ma non in egual misura. Il presidente Preziosi, che martedì sera ha firmato un clamoroso autogol disertando la stracittadina ha la responsabilità di un mercato estivo spaventoso. Nessun essere razionale può contestare certe cessioni inevitabili, ma sostituire i partenti con una riga di stranieri così mediocri è stato imperdonabile, specialmente pensando alla sua promessa solenne – espressa dopo la mancata ammissione all’Europa League – di una campagna targata riscatto.

Il Joker ama scommettere, ma stavolta ha esagerato, immaginando di poter trasformare in oro, novello Re Mida, qualsiasi innesto portato in casa Genoa. In altre annate la strategia era stata fruttuosa, ma quando si gioca costantemente col fuoco, prima o poi si becca una bella ustione. Assurdo credere di poter rilanciare qualsiasi atleta reduce da una o più annate dispari: certe mosse sono sempre rischiosissime. Un condotta razionale e realistica sarebbe stata il cocktail tra “strangers” da rilanciare e italiani magari non trascendentali ma affidabili e non in crisi nera: tanto per non rimanere in braghe di tela nel caso di ambientamenti complicati.

Inutile, ora, piangere sul latte versato. Occorre agire massicciamente garantendo al tecnico una serie di rinforzi mirati in tempi rapidissimi, senza attendere le ultime settimane di compravendita. Il calendario propone a Rincon e C. Atalanta in trasferta, Palermo a Marassi e Verona in campo avverso: gare da non fallire assolutamente e da affrontare con parecchi nuovi elementi, non solo Suso e Rigoni, comunque promossi all’esame del derby. Le lacune da colmare sono evidentissime e partono ovviamente dal centrocampista di destra, indispensabile dopo i contemporanei e definitivi accantonamenti di Cissokho e Figueras. Anche sul fronte mancino bisogna intervenire, per evitare allo sfinito Laxalt – esterno avanzato adattato a centrocampo – altre prestazioni sottotraccia. Il sostituto ideale forse è giù in forza al Genoa: ci riferiamo ad Ansaldi, che a centrocampo ha sempre giocato prima di approdare in rossoblù. E qui diventa attualissima un’esigenza forse trascurata per troppo tempo in casa Genoa: potenziare anche la terza linea, che solo apparentemente è il settore più forte della squadra. Un centrale coi fiocchi – senza mancare di rispetto ai soli quattro e a Munoz – risolverebbe parecchi problemi.

Non è finita. Serve come il pane una punta centrale di rincalzo, per evitare di patire la carestia ogni qualvolta Pavoletti entra in infermeria o finisce in castigo: tale innesto però è meno urgente rispetto agli altri.
Infine, la vicenda Perotti. Sarebbe d’uopo decidere in tempo breve i suoi destini, tanto per fare chiarezza. Ma attenti, nel caso di una cessione, a non fallire il sostituto, che dovrà essere costante nel rendimento e prolifico in zona gol.

Due parole, doverose, sul Gasp. Sempre più nutrita è la fazione di tifosi che nutrono perplessità riguardo alla sua capacità di gestire un’operazione salvezza. Di sicuro il trainer del Genoa deve cambiare registro e calarsi nella mentalità di un team che deve essere più concreto, meno farfallone e maggiormente propenso, quando occorre, a marcare un punticino sicuro piuttosto che a correre rischi elevati pur di conquistarne tre. Vero, il suo abituale modus operandi è un altro, ma qui occorre spegnere l’incendio abolendo le condotte troppo “osée”. Apprezzabile la sua ricerca del gioco, ma quando si segna col contagocce e si becca gol ogni partita, non serve uscire dal campo con la perenne convinzione di aver meritato più degli avversari. L’auspicio è che il Prez gli metta a disposizione una rosa in grado di evitargli assurdi voli di fantasia come Izzo (un difensore) e Laxalt (una punta) a centrocampo, Ansaldi gendarme fisso nella “tre”, Dzemaili affiancato ad un altro mediano come Rincon pur di rinunciare a Tachtsidis. Non è davvero più tempo di forzature.

Pierluigi Gambino

Condividi