Visto da Gambino – Il Genoa è isterico e sterile

Il solito Genoa, sterile e isterico, che caratterizza questa rovinosa metà iniziale di stagione. I difetti emersi anche col Bologna sono così evidenti che tifoseria, critica e persino l’allenatore concordano in pieno tra loro, senza una sola voce dissonante.
I numeri sono impietosi, e non ci riferiamo soltanto al quart’ultimo posto in graduatoria, che basterebbe da solo a decretare una bocciatura generale. Appena un punto raccolto con Palermo, Frosinone, Carpi e Bologna, le ultime della classe: e qui risiede il vero fallimento stagionale. Altre due cifre provocano inquietudine e preoccupazione: le 8 espulsioni subìte, record difficilmente eguagliabile, e i dieci gol incassati da palla inattiva. C’è un’altra espressione alfanumerica: lo zero, abbinato alle reti realizzate nelle ultime due partite.

Il dato meno spiegabile è quello dei cartellini rossi, la metà dei quali dovuti a reazioni a palla lontana. Perotti ci è ricascato e stavolta non merita neppure l’attenuante di un arbitraggio troppo severo. Chi si diletta di psicologia cerca una spiegazione plausibile: che Diego abbia accolto malamente la decisione del tecnico di escluderlo dall’undici base per precauzione, dopo l’affaticamento muscolare rimediato in settimana? Può essere. Così come è possibile l’argentino non abbia ancora digerito la mancata cessione sul mercato estivo. E se, semplicemente, in ragazzo non si sentisse in forma scoppiettante sino a peccare di eccessiva tensione? Il mistero resta irrisolto, al pari della gomitata galeotta di Pavoletti ad un difensore del Carpi, a quel colpo proibito di Pandev all’Olimpico laziale, agli assurdi due gialli appioppati legittimamente a De Maio in quel di Frosinone. Episodi pagati a caro prezzo e che fanno pensare: siamo così sicuri che la gestione” disciplinare decisa dalla società sia la più efficace per arginare il fenomeno? Ha ragionissima Gasp a definire i suoi ragazzi sin troppo morbidi e per nulla cattivi in campo, ma il contrasto con certi raptus accentua le perplessità e lo sconcerto generale.

Altro capitolo doloroso: le distrazioni sui calci fermi battuti dagli avversari. Ha ragionissima Claudio Onofri uno che se ne intende, a sottolineare che non basta, difendendo a zona, presidiare il proprio orticello senza muoversi verso il pallone e l’avversario. L’inzuccata fatale di Rossettini ha confermato, poi, che il Genoa non abbonda di saltatori ed è povero di chili e centimetri.

Nel calcio d’oggi, tuttavia, un gol si può sempre subire senza doversi indignare. Basta rispondere pan per focaccia e, quando possibile, realizzarne uno in più degli avversari. E qui si cade nel dramma più totale. Con un centravanti appena decente – magari pescato in B – il Grifo avrebbe chiuso il primo tempo col Bologna sul 2-0 e non ci sarebbe stato bisogno di ricorrere a Perotti. Pandev sarà anche perseguitato da una jella nera, ma certi suoi errori – si pensi anche a Palermo nel turno iniziale – non possono chiamare in causa solo il fato. Il macedone, pur lontano anni luce, dai suoi anni più fulgidi, può agire decorosamente come seconda punta, ma nel cuore dell’area è inadeguato. Inutile, adesso stabilire se il suo ingaggio sia stato deciso dalla società o – come pare – caldeggiato insistentemente dall’allenatore: qualsiasi altro addetto ai lavori, già ad agosto, parlava di un’operazione assurda.

Altre squadre saprebbero sopperire all’assenza del centravanti titolare con le invenzioni degli esterni d’attacco o con le conclusioni a rete di centrocampisti e difensori, ma: introvabile. Gakpè è leggero come una piuma e fragilissimo, lo stesso Perotti offre il meglio di sè a mezzo metro dalla linea laterale, Capel e Lazovic giostrano lontano dai sedici metri come se giocassero a pallamano. Alle loro spalle i centrocampisti segnano col contagocce e i difensori mai una volta che, spintisi in area avversaria sui calci fermi, trovino l’incornata vincente. Nel calcio moderno, se sui palloni alti si becca spesso gol e non lo si fa, i risultati non possono che essere negativi.
Ultima considerazione. la scelta di Izzo come esterno destro a scapito di Cissokho e Figueras è l’ennesima sconfessione di un mercato estivo pessimo, con una sola eccezione: il sempre più convincente Ansaldi.

Pierluigi Gambino

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