Visto da Gambino – Pavoletti croce e delizia

Indispettito da certi andazzi. Gian Piero Gasperini ha abbandonato il buonismo, brandendo dialetticamente il bastone. L’ennesima espulsione rimediata dal Genoa è la goccia che ha fatto traboccare il vaso, confermando i limiti psicologici e di professionalità che caratterizzano troppi calciatori in organico. Forse incide anche l’ambiente, soggetto ad un continuo alternarsi di depressione ed esaltazione in base all’ultimo risultato, ma parecchi atleti ci mettono del loro.

Pavoletti nelle ultime settimane era stato travolto dagli elogi: applauditissimo sul campo di allenamento e alla Feltrinelli in occasione del vernissage del libro di Onofri, complimentato dallo stesso tecnico, che si è unito al coro di chi caldeggia un sua chiamata in azzurro. Il centravanti non ha retto ed è sbroccato: altrimenti non si può spiegare quel suo raptus, che sarebbe al limite giustificabile al minuto 89, quando l’ossigeno non irrora a dovere il cervello, non certo all’alba di un match che si profila pronubo di soddisfazioni. Improvvisamente, i limiti di maturità di questo ventisettenne sono affiorati in modo chiarissimo: per meritare una chiamata azzurra non basta fare gol, ma occorre anche sapersi controllare nei momenti topici. Pavoletti l’ha combinata grossa: di sicuro ha capito subito il suo errore, sufficiente a cambiare i connotati della partita. Lui è il primo colpevole, di una clamorosa sconfitta, ma la gara col Carpi ha evidenziato altri lati negativi del Genoa, squadra capace di battere la prima della classe ma anche di perdere dall’ultima. Le sfide con gli squadroni si preparano da sole, naturalmente, mentre quelle con le ultime richiedono intelligenza, concentrazione, applicazione, uno sforzo mentale notevole per non deragliare. Il Grifo non ha nella costanza una prerogativa, e ieri, nell’occasione che avrebbe potuto mutare il futuro stagionale, sono venute meno certe qualità indispensabili. La gomitata di Pavolo è eloquente in proposito, ma che dire del comportamento passivo di Tino Costa che, per non spendersi un’utilissima ammonizione ha favorito il contropiede dell’1 a 1? E come commentare le amnesie di De Maio, da tempo fuori registro? Non gli è batosta ala lezione di Frosinone, quando si è fatto espellere per due cartellini gialli assurdi. Ieri il franco-italiano ha dapprima chiuso in ritardo su Borriello e qualche minuto dopo si è lasciato passivamente piccionare da un avversario, giunto a tu per tu con Perin. Quella sua reazione – la giacca della tuta lanciata lontano – dopo la sostituzione è stata la coferma che il suo status psicologico non è quello ottimale. Gasp, nella sua mai così severa reprimenda, pur senza nomi e cognomi, generalizzata, sicuramente ce l’aveva anche con Nitcham, subentrato nel finale e mai calatosi nel clima di una partita diventata delicatissima. E come passar sopra all’abulìa di Lazovic, che non ne ha azzeccata una attirandosi le ire del pubblico e, forse, dei compagni? Incomprensibile la pervicacia del mister a non dirottarlo in corso d’opera sulla fascia preferita, quella di destra, ma quella sua carenza di determinazione e di rabbia prescinde dalla collocazione tattica e insinua dubbi seri riguardo alla caratura del giocatore : la rondine di Frosinone non può fare primavera. Non sempre posso bastare la professionalità e l’attaccamento alla causa ribaditi da Perin, Burdisso, Rincon, capitani coraggiosi: attorno a loro, sono troppi i compagni che lasciano a desiderare sotto quest’aspetto. Purtroppo l’attuale serie A è più equilibrata di quanto si prevedesse e non esenta a priori da qualche brutta sorpresa. Condivisibile in pieno, pertanto, il grido di allarme lanciato da Gasperini, preccupato dalla netta salita della quota salvezza ma ancor più dall’inaffidabilità di una squadra che solo uno sprovveduto potrebbe considerare più forte della sua edizione precedente, quella dei vari Bertolacci, Kucka, Iago Falque, Niang, ttti emigrati verso altri lidi e non certo sostituiti a dovere. Prima di pensare alla zona Europa e alla colonna a sinistra della classifica, si badi, di grazia, ad accrescere il distacco dal baratro.

PIERLUIGI GAMBINO

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