Genoa: Sassuolo e Carpi per volare

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Pierluigi Gambino analizza il momento del Genoa, arrivano due sfide decisive.

L’improvvisa esplosione di Darko Lazovic – da panchinaro fisso a mattatore – è roba da psicologi più che da tecnici di calcio. Vero che anche Gasperson ha qualche pallino – in positivo e in negativo – ma non è un micco, e se ha lungamente tenuto il calciatore serbo in naftalina significa che in allenamento, almeno sino a qualche giorno fa, non ha ricevuto dal fantasista slavo segnali confortanti. Ha avuto il merito di attenderlo senza bruciarlo con un anticipato rilancio e a Frosinone è stato premiato.

Sia chiaro: neppure godendo di bioritmi favorevolissimi un mediocre può offrire in 90 minuti tre gioielli come quelli esibiti dall’ex capitano della Stella Rossa in Ciociaria. Lazovic ha qualità eccelse, a partire da un tocco di palla morbido e preciso. I pessimisti ad oltranza si sono già fatti sentire: “A Frosinone, di fronte a difensori modestissimi, ha fatto il bello e il cattivo tempo, ma se opposto ad una retroguardia organizzata, anche lui farà fatica”. Chiaro, Darko non può illudersi di ritrovare ogni settimana gendarmi così limitati e la totale assenza di raddoppi di marcatura su di lui, ma certe sue giocate possono essere ripetute anche in contesti meno accomodanti.

D’altronde, se svisceriamo la campagna estiva di Preziosi e Milanetto, chi se non Lazovic poteva essere considerato il più atteso per precedenti, blasone, provenienza calcistica? Non era difficile identificare in lui il solo rinforzo di qualità, ovviamente se integrato e ambientato a dovere nel nostro calcio, da sempre il più insidioso del mondo. Il suo approccio non è stato felicissimo, ma la luce intravista in fondo al tunnel potrebbe diventare presto un riflettore accecante. I tifosi giustamente sognano. Due esterni come Laxovic e Perotti, con Pavolettin mezzo a concretizzare i loro suggerimenti: trio da sogno, almeno a livello potenziale. E Darko, con quel suo dribbling avvolgente e la capacità di alzare sempre il capo e imbeccare il compagno più smarcato con un traversone rasoterra dal fondo, potrebbe incidere ancor più del pari ruolo argentino. Non si pensi, però, che l’ingresso del talento balcanico abbia risolto d’acchito tutti i problemi offensivi del Genoa. In condizioni normali, Pavoletti resta il solo affidabile terminale offensivo, pur considerando che Lazovic è in grado di concludere con una certa pericolosità dalla distanza. Gakpé, che è già salito a quota tre comincia intanto a proporsi timidamente come goleador di scorta, ma può affiancarsi a Pavoletti solo in circostanze eccezionali come quelle verificatesi in terra ciociara, col Genoa sotto di un gol e di un uomo. Come potrebbe la squadra rossoblù sopportare abitualmente quattro attaccanti in campo? In attesa di conferme sul fronte d’attacco, è innegabile che il Grifo continui a convincere solo parzialmente.

Il punto raccolto al Matusa non è una panacea, ma se non altro ha scongiurato il sorpasso in classifica da parte dei laziali e conseguenze pesantissime a livello psicologico e ambientale. La squadra continua ad esibire più di un limite. Per esempio, se attaccata più di cinque -.dieci minuti consecutivi, finisce per capitolare. Colpa di difensori puri non superlativi ma anche di un centrocampo che argina a fatica le folate avversarie e non riesce neppure a congelare la partita col possesso palla. Se escludiamo Rincon (non a caso un elemento al quale Gasp non rinuncia mai), nessuno riesce a fare adeguatamente filtro: un po’ per precise caratteristiche tecniche, parecchio per una carenza di muscoli e centimetri. A volte gli arbitri eccedono in severità, ma la quantità industriali di ammonizioni deriva anche dall’incapacità di fermare gli antagonisti con mezzi leciti. In tale tema si innestano i frequentissimi doppi “gialli” che cagionano una penalizzante inferiorità numerica e ad una successiva squalifica. A volte i falli sono inevitabili o anche frutto di casualità ma di norma sono il sintomo di un insufficiente autocontrollo, che nelle file rossoblù caratterizza anche giocatori navigati.

Sollevati dall’averla sfangata in Ciociaria, Burdisso e compagni sono attesi dopo la sosta dal doppio confronto casalingo contro le modenesi. Impossibile escludere a priori un corroborante “en plein”, ma quattro punti – considerata la forza del Sassuolo, meritevole quinta forza del campionato – potrebbero bastare ad evitare smorfie di malcontento e a spingere il Genoa verso una classifica più consona al suo valore effettivo.

PIERLUIGI GAMBINO

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