Genoa: che disastro!

Pierlugi Gambino commenta la sconfitta del Genoa contro il Chievo

Sarà probabilmente un caso, ma da quando mister Gasperini ha parlato di asticella delle ambizioni da alzare e qualche giocatore si è detto sicuro che i “cugini” blucerchiati saranno superati in classifica, il Genoa ha smesso di vincere. Gli scaramantici all’eccesso avrebbero parecchio da eccepire: mai vendere la pelle dell’orso in anticipo, specialmente tenendo conto che i “mussi volanti” di Verona a Marassi camminano quasi sempre sul velluto.
Diciamolo fuori dai denti: riuscire a farsi recuperare da un Empoli da sempre in ambasce se costretto a rimontare e, una settimana più tardi, concedere due reti al peggior attacco della serie A è stato un capolavoro alla rovescia. Ma se in Toscana i rossoblù sino all’intervallo avevano fatto stropicciare gli occhi a parecchi buongustai del calcio, nella gara successiva non è mancato solo il risultato ma anche il gioco.
Lo stesso mister, a fine gara, ha ammesso che la sua squadra, per precise caratteristiche, patisce gli avversari che si chiudono e agiscono in contropiede: non è un caso, infatti, che – fatta salva la sfida con l’Hellas, il Grifo al Ferraris non abbia battuto alcuna provinciale. D’altronde, certe gare come si possono vincere? Con qualche incornata in mischia, materia sconosciuta ad atleti scarsamente prestanti come Niang, Iago e Perotti, o con una staffilata dal limite, ma – di grazia – quanti e quali sono i centrocampisti e i difensori in rosa dotati di precisione e potenza nei tiri dalla media distanza? Forse il solo Tino Costa, il rinforzo invernale che sinora ha frequentato più l’infermeria che il campo di calcio.
Il Chievo è una squadraccia, ideale per mettere a nudo anche un altro difetto endemico del Genoa: la carenza di centimetri e di muscoli. Il Grifo attuale può soltanto segnare in contropiede o con manovre rasoterra perfette, che in una selva di antagonisti riescono raramente. La soluzione di forza e la magica giocata di un singolo possono essere prerogativa di altre formazioni, non certo di una compagine che soffre moltissimo appena qualche perno di centrocampo o prima linea – vedi Bertolacci, Perotti, Iago – accusano fisiologici periodi di stanchezza.
L’ultimo match disputato ha pure aperto un dibattito serrato riguardo alle decisioni assunte da Gasp, non tutte convincenti in pieno. Il giovane Izzo si sarà anche concesso una fatale distrazione col Sassuolo, ma nel complesso non ha demeritato, mostrando discreta pulizia di piede e buona velocità: non era forse preferibile, nell’undici iniziale, ad un Burdisso che – spesso titanico in trincea – a gioco aperto ha sempre mostrato la corda?
I tifosi rossoblù approvano certamente lo spirito di un allenatore che insegue sempre la vittoria senza accontentarsi del punticino, ma c’è modo e modo di rivoluzionare l’assetto tattico per sbloccare l’impasse in cui era precipitato il match. Chiunque ha condiviso l’ingresso di Borriello ad avvio di ripresa, ma non come quarta punta di una compagine rimasta con due soli centrocampisti ed una difesa tutt’altro che impenetrabile negli spazi ampi. Non occorreva un super esperto di football per capire che i progressi in fatto di pericolosità offensiva sarebbero stati inferiori ai rischi di capitolare. Un Genoa così sbilanciato si è concesso placidamente ai contropiede ospiti pagando i soli errori dei singoli: nel primo gol Roncaglia (un destro naturale spostato a sinistra) non è avanzato per mettere in fuorigioco Paloschi e nel secondo Burdisso e De Maio hanno commesso un doppio svarione. Una galleria di orrori che si poteva, francamente, evitare con un diversa disposizione tattica.
Ultima nota: il ventenne Krajnc, già reduce da diverse prestazioni che l’avevano posto alle attenzioni degli addetti ai lavori e del Ct sloveno, sollecito a convocarlo, domenica ha nascosto la palla al temutissimo Icardi. Il suo cartellino appartiene al Genoa, ma si parla già di un serio interessamento del Milan, che pur di farlo suo sarebbe disposto a trattare su Niang. E qui sorge la domanda: anche ammesso che un attaccante valga più di un difensore, non sarebbe l’ora che il Grifo, almeno per uno-due anni, sfruttasse per la sua prima squadra i potenziali titolari (costruiti nelle giovanili di casa), specie se legati ad un reparto da rafforzare assolutamente?

Pierluigi Gambino

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