Gasp e il Joker fanno volare il Grifone

Gasp e il Joker, stavolta, vanno proprio accomunati in un elogio grande come un grattacielo. Il terzo posto, piazzamento mai attinto dal Genoa nel Dopoguerra, si deve principalmente a loro, allenatore e presidente, che hanno trasformato un’incognita assoluta in una splendida realtà.
Ha ragioni da vendere il tecnico quando ammette: <Non so se la squadra attuale sia più forte di quella targata Milito e Thiago Motta, ma là si era partiti da basi importanti, stavolta da zero e, se permettete, l’impresa attuale, pur da rianalizzare tra qualche mese, mi regala ben altre soddisfazioni>. Anche l’uomo di Grugliasco, per onestà critica, ribadisce che il primo dei suoi team entusiasmanti doveva giocarsela con avversari ben più ferrati: giudizio da sposare in pieno, ma non tale da sminuire l’odierno exploit.
I successi attuali sono figli di una campagna acquisti avveduta e riuscita, tanto più meritoria se si pensa alle pressoché nulle risorse economiche di partenza: un handicap che costringe a ricorrere alla cosiddetta finanza creativa.
La bellezza del calcio si misura anche nelle sue contraddizioni: si puntava moltissimo su Lestienne, considerato la punta di diamante dell’ultimo mercato, ed invece il belga, almeno per ora, è il solo ad aver deluso. In compenso non basta una mano per contare le mosse azzeccate, a cominciare naturalmente dall’arrivo a parametro zero di un “top player” come Perotti, tra i primissimi del campionato quanto a rendimento. Un acquisto, il suo, che assomiglia sempre più, per valenza tecnica assoluta, a quello di Thiago Motta, altro elemento che pareva ormai giunto al prematuro capolinea.
Mettiamoci poi quel Matri che il Milan aveva spedito in prestito per… disperazione ed è stato rilanciato: Preziosi paga solo una fetta del suo lauto ingaggio e può contare su un centravanti coi fiocchi. Aggiungiamoci Rincon, che presto tornerà a fornire un apporto di sostanza al centrocampo genoano: neppure lui, inizialmente, era dipinto come un innesto super.
La lista prosegue con Iago Falque, non un campione ma un più che onesto gregario di fascia, e con Greco, un rincalzo di centrocampo che si è già fatto apprezzare per sagacia tattica e apprezzabile tecnica.
Chiudiamo l’elenco con Izzo, 22 anni e mezzo, inizialmente sacrificato a pro di difensori più scafati. Gasp lo ha “lavorato” ben bene e, a sorpresa, domenica lo ha proposto tra i titolari, venendo ricompensato con una prestazione egregia. L’ex avellinese appare già pronto, l’anno prossimo, per una casacca da titolare o, mal che vada, per il ruolo di prima riserva della retroguardia.
Naturalmente, al fianco del presidente debbono essere citati i suoi principali collaboratori: il figlio Fabrizio, ottimo scopritore di talenti, e Omar Milanetto, che ha l’intelligenza, la maturità e la competenza per diventare un direttore sportivo con i controfiocchi. Uno staff numericamente esiguo ma affiatato, che ha saputo colmare le lacune emerse in certi ruoli offrendo ad un cuoco sopraffino come Gasp altri ingredienti di indubbio appeal.
Al resto ha provveduto un trainer che, continuando il lavoro intrapreso a metà della scorsa stagione, ha accresciuto il patrimonio tecnico della società valorizzando ulteriormente parecchi giovani elementi: Perin (degno erede di Buffon in azzurro), De Maio (da acquisto assai discusso a gendarme imprescindibile), Sturaro (il miglior giovane mediano del nostro calcio), Bertolacci (non più giocatore né carne né pesce, ma centrocampista moderno, abile nelle due fasi e perno inamovibile). E proprio il futuro di quest’ultimo, in comproprietà con la Roma, regala qualche inquietudine: guai a perdere la battaglia del riscatto, a costo di compiere un cospicuo sacrificio economico.
Pierluigi Gambino

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