L’uomo dei sogni blucerchiati

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“Come cervo che esce di foresta”, silenziosamente. Vujadin Boskov, lo storico allenatore della Sampdoria del presidente Paolo Mantovani, si è spento ieri pomeriggio. Aveva 82 anni ed era malato da tempo. Maestro, psicologo, filosofo, ma soprattutto vincente nato.
Boskov nasce nel villaggio di Begec, intorno a Novi Sad, nel 1931. Discreto centrocampista, in grado di giocare sia al centro che sulle fasce, esordisce con la maglia della squadra della sua regione, il Vojvodina, vincendo anche la medaglia d’argento alle Olimpiadi di Helsinki con la selezione jugoslava. Quando la federazione dà il via libera all’espatrio dei suoi calciatori, Vujadin fa la prima conoscenza di quello che diventerà, calcisticamente, il suo più grande amore: si trasferisce a Genova, sponda Sampdoria.
La prima esperienza blucerchiata non è positiva. A causa di diversi infortuni, colleziona soltanto 13 presenze. La stagione successiva è quella della svolta. A soli 29 anni, accetta il ruolo di allenatore/giocatore dello Young Boys di Berna. A 31, appende le scarpine al chiodo. E’ ora di dedicarsi completamente alla panchina.
Boskov è il prototipo dell’allenatore giramondo. Come nella carriera da calciatore, però, inizia dal campo vicino a casa. Con il Vojvodina ottiene un difficilissimo titolo jugoslavo già al suo secondo anno, nel 1965-66. Nel 1971 gli viene offerto il posto da CT della nazionale, che ritroverà nel 1999, quando guiderà la Jugoslavia a un’esaltante prestazione negli Europei del 2000, in Olanda e Belgio.
È proprio l’Olanda la prima tappa del viaggio di Vujadin attraverso l’Europa. Dal 1974 allena l’ADO Den Haag, con cui vince una coppa nazionale, per poi passare al prestigioso Feyenoord. Un paio di stagioni dopo, la Liga Spagnola. Un anno con il Real Saragozza, poi la prima grande vetrina: il Real Madrid. Con la Casa Blanca, Boskov vince campionato e Coppa del Re al primo tentativo, nel 1979-80, perdendo la finale di Coppa dei Campioni 1981 contro il grande Liverpool di Graeme Souness.
Dopo una parentesi allo Sporting Gijon, l’Italia. Si parte da Ascoli. Diverso calcio, stesso risultato di Madrid: vittoria del campionato e promozione in A nel 1986. Impressionato dal gioco espresso dai marchigiani, il presidente della Sampdoria Paolo Mantovani decide di affidare a Boskov le chiavi della sua giovane squadra, in quel momento una delle realtà emergenti più interessanti del calcio italiano.
È l’inizio dell’epoca più bella per i tifosi blucerchiati. Il ciclo si apre nel 1987-88, in seguito a un anno di transizione. La Samp vince la Coppa Italia per due volte consecutive, sconfiggendo Torino e Napoli in finale. Anche in Coppa delle Coppe, i risultati non si fanno attendere e sono straordinari. La squadra di Boskov va in finale in entrambe le edizioni, perdendo la prima con il Barcellona, ma vincendo la seconda in un mitico 2-0 ai supplementari, contro l’Anderlecht. Doppietta di Gianluca Vialli, che con Roberto Mancini forma un tandem soprannominato “I gemelli del gol”, il più bello di tutta la serie A.
Il capolavoro di Vujadin è datato 1991. La Sampdoria è protagonista di un’annata assolutamente irripetibile, dove vince, convince e soprattutto diverte, passando alla storia come una delle squadre più belle della storia del nostro campionato. Mette in fila club ben più titolati come Juventus, Inter, Napoli e Milan, portandosi a casa il primo e unico scudetto della sua storia. Boskov entra definitivamente nell’olimpo degli allenatori europei e nell‘immaginario collettivo degli italiani, con i suoi commenti alle partite di stampo filosofico. Difficile incontrare un appassionato di calcio che non conosca l’autore della dichiarazione “rigore è quando arbitro fischia”.
Vinta la Supercoppa Italiana, Vujadin guida i suoi all’ennesima, meravigliosa cavalcata europea. Ma ancora una volta, il Barcellona spegne i sogni di gloria blucerchiati, in una maledetta finale giocata nel tempio del calcio, a Wembley. Il ciclo si è concluso, Boskov lascia. Allenerà ancora la Roma, il Napoli, il Servette in Svizzera, tornando poi alla Sampdoria per sostituire l’argentino Menotti, nella stagione 1998-99. Passato ancora per il Perugia, l’allenatore jugoslavo chiude la sua carriera con la seconda esperienza come CT della sua nazionale.
Se n’è andato un allenatore d’altri tempi, che con il suo lavoro ha scandito i momenti più belli della vita di tantissimi tifosi sampdoriani. Ciao Vuja.
Mattia Cutrone

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Marco Callai
Nato a Genova il 7 febbraio 1984, inizia a scrivere all'età di 17 anni. E' coordinatore del portale LiguriaSport.com, autore dell'Annuario Ligure dello Sport e tra gli organizzatori del progetto Stelle nello Sport per la valorizzazione dello sport in Liguria. Collabora con RTL 102.5 ed Il Messaggero. E' autore della trasmissione "Stelle nello Sport" su PrimocanaleSport. Dal 2009 al 2012 è responsabile del settore Comunicazione della Federazione Italiana Canottaggio. Dal maggio 2013, lancia il portale CanottaggioMania.com. Dal 2009 a oggi è presidente ligure della FICSF. Dal 2009 a oggi è membro del Consiglio Regionale del Coni Liguria. Dal 2013 a oggi è membro della Giunta Regionale del Coni Liguria. Stella di Bronzo al Merito Sportivo 2017.