Quando Gullit uscì da foresta e il Milan pianse

Sono passati vent’anni, da due settimane se ne era andato il presidentissimo Paolo Mantovani, quella domenica il catino di un  “Ferraris” esaurito ribolliva per l’arrivo del Milan di Capello Campione d’Italia che non perdeva in trasferta da 38 partite e da oltre due anni e mezzo.

Gullit alla Sampdoria
Gullit alla Sampdoria
La Sampdoria di Eriksson giocava quel pomeriggio con Pagliuca in porta, linea difensiva formata da Mannini, Marco Rossi, Vierchowod e Sacchetti, con Evani metronomo di centrocampo, Katanec interno e Platt e Gullit, grande ex, alle spalle di Mancini. Incontro giocato sotto una pioggia continua e battente e Milan cinico, al riposo in doppio vantaggio grazie alle reti di Albertini e Brian Laudrup. I secondi quarantacinque minuti sono un crescendo rossiniano dei ragazzi di mister “Svengo”, che manda in campo Bertarelli al posto di Rossi, liberando Gullit a tutto campo . Al 56’ accorcia Katanec di testa su cross dell’olandese, un quarto d’ora più tardi Nicchi punisce il contatto in area tra Mancini e Costacurta e Bobby gol pareggia dal dischetto, passano sette minuti e Mancini lancia Gullit, che come “cervo che esce da foresta” (citazione di Vujadin Boskov) si lancia verso la porta rossonera e dal vertice sinistro dell’area lascia partire un siluro di destro che si incastra nell’angolo alla destra di Ielpo, quel giorno guardiano rossonero, mandando in paradiso l’intero stadio e la Gradinata Sud, che in quell’istante si riversò idealmente in campo per festeggiare quell’impresa che resterà negli annali della società blucerchiata.

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