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Ritmo serrato, argomenti di attualità e relatori di qualità. Il 5° Seminario Ussi-Figc si apre a Coverciano con il Presidente dei giornalisti sportivi, Luigi Ferrajolo e il Direttore Generale della Figc, Antonello Valentini.
Primo relatore il responsabile licenze Uefa Andrea Traverso che illustra tutte le ultime info su fair play e quadro economico del calcio europeo. [Audio]
“Rispetto alle altre nazioni, l’Italia cresce più lentamente”. Il fatturato medio di una società italiana è 79 milioni di euro, annualmente cresce del 19%. “Le percentuali di crescita dei nostri concorrenti sono maggiori: 38 in Germania, 42 in Spagna, 64 in Inghilterra”.
La licenza è introdotta in tutti e 52 i paesi membri della UEFA, va richiesta da tutti i club con ambizione di partecipare alle competizioni UEFA. “Perché si parla di licenze e fairplay finanziario? Perché tra il 2006 ed 2010, il calcio europeo è passato da 200 milioni a un miliardo e cinquecentodieci milioni di perdite. Si è sentita, così, l’esigenza di introdurre norme più severe per assicurarsi che i club assolvano i propri debiti nel rispetto delle scadenze previste, contengano le spese negli stipendi e nei trasferimenti”. La regola del pareggio di bilancio è il cardine del nuovo sistema: ogni società non deve spendere più di quanto guadagna.
“Intanto, per avere una licenza, occorre predisporre la rappresentazione grafica del gruppo, sottoscritta da legale rappresentante della società. Poi, via via, si procede con il monitoraggio: per esempio, l’assenza dei debiti scaduti viene verificata, ogni anno, il 30 giugno e 30 settembre”. Altri dati. “In Italia, mediamente, gli stipendi incidono per oltre il 74% sul fatturato. I dieci club che spendono di più in Europa, spendono il 96% in più rispetto a quelli che seguono in graduatoria”. C’è correlazione molto forte tra disponibilità finanziarie e risultato sportivo, vi sono Paesi come Germania e Francia attualmente vicine al pareggio di bilancio mentre in Italia ed in Inghilterra c’è ancora molto da lavorare. “Tra i club che partecipano alle competizione Uefa, alla data del 30 settembre 2011, ci sono 100 milioni di debiti riscadenziati: è una situazione di sofferenza e mancanza di liquidità. La nota positiva? Il 90% dei club sarebbe già in ordine, se fosse già entrato in vigore il fairplay finanziario”.
Simone Pianigiani, CT della Nazionale di basket e coach della Mens Sana Montepaschi Siena, va subito al dunque. “E’ sempre più necessario fare squadra per realizzare un programma di successo. Gli esempi vincenti in tutti gli sport ci sono, io penso che in occasione sia importante dare ruoli e responsabilità. C’è poi anche l’onestà dell’allenatore deve sempre porsi con grande chiarezza e motivare tutte le decisioni”. Sui rapporti tra gli atleti. “Ci sono giocatori di 20 anni che hanno maggiori affinità con coetanei di altri Paesi rispetto a connazionali più grandi. Io uso spesso l’esempio dell’orchestra. Ogni musicista ha capacità e talento, va messo al servizio dell’intero gruppo”. I regolamenti. “Più regole ci sono, più ci sono eccezioni. Poi diventa difficile essere credibili”. [Audio]
Cesare Prandelli (CT della Nazionale di calcio) condivide l’analisi del collega e precisa.”Quando i giocatori sono alle loro prime convocazioni, portano con sé le loro difficoltà, gioie ed amarezze della squadra di club. Nella prima mezza giornata si discute delle loro esperienze precedenti e poi, spesso e volentieri, sono gli stessi giocatori a darsi delle regole. Credo molto nel lavoro con le risorse umane nella gestione del rapporto con i giocatori. Quando abbiamo iniziato questo percorso nel 2010, abbiamo cercato di riavvicinare la gente alla maglia azzurra e la gente apprezza chi si comporta bene”. Il Codice Etico? “L’ho condiviso con i ragazzi. L’unico modo per costruire una squadra forte e brava nel proteggersi è considerare situazioni tecniche e comportamentali”. Porte chiuse e dinamiche di gruppo. “Allenarsi a porte chiuse serve, in determinati momenti, per creare un clima di grande concentrazione”. Silenzio stampa. “Non l’ho mai fatto né condiviso: è giusto rispettare chi lavora, sono nato e cresciuto con questo tipo di mentalità”. La gestione del calciatore super-pagato? “In Nazionale non ho questo problema – scherza Prandelli – I giocatori sono tutti super pagati”. Sviluppo del gioco a tutti i costi, bellezza del gioco. "Io cerco di raggiungere i risultati attraverso il gioco ma i risultati sono fondamentali. Il modello Barcellona, in Italia, è improponibile". [Audio]
Nel pomeriggio sono Arrigo Sacchi e Maurizio Viscidi, coordinatore e vicecoordinatore delle giovanili azzurre della FIGC a trattare il tema "I campioni che verranno e le nuove tendenze del calcio italiano: confronto con quanto accade in Europa". [Audio]
Per Maurizio Viscidi "i giovani italiani non sanno impostare il gioco, non hanno l’abitudine ad avere una tecnica che consenta loro di proporre gioco.La differenza con le altre nazionali già a livello under 17 è notevole". Sacchi snocciola le cifre degli investimenti dei principali club europei nei settori giovanili. "In Italia Milan e Inter investono circa 14-15 milioni di euro contro i 45 del Real e i 55 del Barcellona. L’Italia non è il luogo ideale per i giovani". E la FIFA "Brutta, vecchia e straniera: così, in un giornale, la Fifa stronca la serie A. 50% di giocatori importati, solo il 7,2% dei giocatori della Cantera arrivano alla prima squadra in Italia". In Italia si punta soprattutto al risultato. "Il calcio per noi è rivendicazione sociale, esclusivamente un fatto di carattere. Ma il gioco non lo prendiamo mai in considerazione. Mentalità è frutto di determinazione, capacità di lavoro". Ancora sul gioco. "Ajax, Milan e Barcellona hanno consentito al calcio di crescere ed evolversi. Il Barcellona è la massima espressione del calcio di squadra, segue tutti quei criteri tipici di una sinfonia armonica. Ambiente, idea di calcio e talenti: da qui si parte e si lavora". In definitiva, "saper portar via la palla, gestirla, possesso palla verticale e non solo orizzontale: non serve imitare il Barcellona ma prendere i concetti di squadra, scegliere i giocatori più funzionali al progetto". Sacchi a tutto campo. Proprio da Coverciano, la casa della Nazionale, escono messaggi forti nel primo giorno del Seminario organizzato dall'Unione Stampa Sportiva Italiana in collaborazione con la Federcalcio. "Dal calcio giovanile deve nascere una rivoluzione nel calcio italiano. Un processo dal basso, per capire che il risultato non può essere più l'unico metro di giudizio. Oggi vediamo già a livello di under 17 una differenza enorme tra i nostri ragazzi che non sanno giocare la palla e gli stranieri che hanno maggiore tecnica e coraggio". Va a ruota libera Sacchi. Su Zeman "E' uno dei più bravi allenatori. Fu uno dei tre che ho suggerito al Milan quando ho lasciato la panchina". Sul Milan: "Il mio aveva 25,5 anni d'età media. Oggi? Le squadre italiane sono vecchie. Prendono pochi rischi sui giovani". E poi sulla sfida scudetto tra Milan e Juve: "Il Milan fa 3 o 4 cose buone, ma basta vedere i replay e fare altro nel resto del tempo. La Juve di Conte gioca un calcio continuativo di tipo internazionale". [Presentazione PPT]
Tocca poi al designatore Stefano Braschi ed agli arbitri Banti e De Marco dare spunti importanti. "Abbiamo 10 arbitri internazionali, 3+1 nella top class. Il nostro è un gruppo molto coeso: 20 arbitri e 40 assistenti estremamente affidabili". Braschi sottolinea le differenze rispetto all'ultimo anno. "Stiamo fischiando meno, vuol dire che abbiamo grande rispetto delle regole. L’Uefa è molto intransigente, certi atteggiamenti del nostro calcio vanno modificati: alcuni nostri giocatori pensano che simulare o protestare sia normale, non è così". Trenta falli fischiati a partita: è la media della serie A. "Qualcosa meno rispetto a Francia e Germania, qualcosa più nei confronti della Spagna. Sono aumentate le espulsioni dirette e diminuiti il numero dei fischi a partita. Cosa significa? Significa che da un lato c'è atteggiamento dalla parte del calcio e dall’altro attenzione a chi non vuol far giocar, attenzione a punire i falli violenti". Le regole? "Le regole cambiano nel corso del tempo, non siamo né avvantaggiati né penalizzati: è difficile, certo, ma lo sport ad alto livello è difficile per tutti".
Chiusura dedicata all'intervento del presidente FIGC Giancarlo Abete. "Siamo pronti per affrontare le sfide del futuro, conosciamo perfettamente le problematiche del nostro movimento e sappiamo come operare: il calcioscommesse, il fair-play finanziario e le licenze, i rapporti con la Uefa". Abete gioca a tutto campo. Sui calciatori. "Dal 28% di giocatori non selezionabili nelle nostre nazionali nel 2006-2007 siamo arrivati al 50% di oggi. E' stata la maggiore crescita di giocatori non selezionabili per le nazionali. Non va bene". Sugli stadi. "La legge 91 non porta costi per il contribuente, ma solo occasioni di crescita e miglioramento. L'esempio Juve va seguito e compreso". Sulle scommesse. "La giustizia sportiva ha operato in maniera immediata sul primo filone di Cremona. Adesso dobbiamo affrontare il secondo step. Palazzi incontrerà a breve i procuratori, avrà nuovi documenti e la giustizia sportiva potrà fare il suo corso. Avremo 8 anni di tempo prima che i reati cadano in prescrizione. Non vuol dire che attenderemo ma che avremno tutto il tempo per evitare che i colpevoli la facciano franca. Vogliamo che non ci sia omertà. Qui ne va della credibilità di tutto il sistema calcio". Sulle partecipazioni societarie. "C'è apertura da parte della Lega Pro mentre l’Aic spinge per avere delle squadre B. Io non vedrei limiti nella partecipazione di una società professionistica verso una squadra di Lega Pro, anche al 51% ma di una sola, ovviamente".
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