8 Febbraio 2012
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Candidamente fatemi capire... lo sport: i vincitori
Stelle nello Sport | vetrina
Martedì 25 Maggio 2010 16:00

cannavo_gazzettaEcco i testi realizzati dai vincitori del concorso "Candidamente fatemi capire... lo sport", organizzato in memoria di Candido Cannavò e caratterizzato dalla partecipazione di 270 studenti. Nel corso del Galà delle Stelle, la premiazione all'interno della Sala Maestrale dei Magazzini del Cotone.

1^ Classificato

FRANCESCA FURFARO  4^ liceo

(articolo di riferimento : Pistorius e Natalie, i disabili siamo noi)

Spesso l’ignoranza su cui ci adagiamo porta a vivere una vita indifferente alle emozioni ed ai sentimenti altrui. Viviamo in un mondo dove imperversa una tempesta d’egoismo, un mondo in cui il concetto di volontà coincide troppo spesso con quello d’ambizione.

Arriva, però il momento in cui comprendiamo che la vita va assaporata  in modo diverso e gustata nella sua ricchezza, coscienti che contro questa società, così intensamente concentrata su se stessa, bisogna combattere.

Intorno a noi, vi sono persone che hanno saputo reagire alle difficoltà della vita senza lasciarsi travolgere da esse …… persone da cui possiamo attingere esempio e che con grande dignità hanno affrontato gravi malattie e mutilazioni e che, malgrado abbiano perso tutto, affrontano il futuro con passione  e voglia di vivere…. persone che hanno trovato dentro di se la forza che ha permesso loro di scalare la montagna della sofferenza.

Alcune di loro danzano pur non avendo le braccia, come Simona. Altre corrono e nuotano verso un sogno di libertà pur non avendo le gambe come Oscar e Natalie.

Se il nostro cuore assapora tutto ciò è difficile guardare dentro se stessi e non sentirsi abbagliati dalla luce dell’amore che tutti loro nutrono per la vita.

Il mistero della loro grande volontà che viene dal cuore “fa sentire noi, poveri normodotati, disabili nella grande fatica di capire”

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Il fischio improvviso mi invade ed in pochi secondi l’acqua avvolge il mio corpo come un impalpabile velo di seta.

Sento i muscoli delle gambe e delle braccia tendersi e contrarsi freneticamente, le bolle sfiorarmi le labbra. La sensazione che provo mentre mi trovo sott’acqua è difficile da esprimere.

Lì mi sento serena con me stessa ed il mio corpo è in armonia con l’elemento che mi circonda. Tutto ciò che avverto è il dolce sottofondo del mio respiro e quello del mio cuore che batte sempre più veloce con l’aumento delle bracciate. Poi, improvvisamente, tutto questo si interrompe.

Esco dall’acqua e le mie orecchie vengono investite dal frastuono delle urla e degli applausi. La gara è finita ed a quanto pare sono arrivata seconda……. Ma non mi importa molto.

Tutto ciò che in questo momento desidero è provare nuovamente quella sensazione……..

Ed allora mi rifugio ancora dove mi sento più al sicuro: sott’acqua.

2^ classificato

MATTEO ZAPPIA  5 Istituto tecnico

(articolo di riferimento : La vita bella di Zanardi senza gambe)

Fortissime sono le emozioni che ho provato leggendo questo articolo, così come quando conobbi per la prima volta la storia di Alessandro Zanardi.

Penso che la sua vicenda sia come una grande iniezione di speranza per tutte le persone che sono portatrici di handicap, ma che desiderano comunque realizzare i loro sogni. Zanardi, con la sua forza di volontà, insegna infatti che, quando si vuole qualcosa fino in fondo e con costanza, impegno e serietà, la si può raggiungere.

Ciò che di Zanardi mi ha più colpito è l’autoironia: una volta ricordo che partecipò alla sit-com “Camera cafè”, giocando con il suo handicap! Insomma, “Zanardi – come dice Cannavò – è proprio così, prendere o lasciare” e noi ce lo teniamo così, per sempre.

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Molti racconteranno di grandi imprese sportive, del goal della vita, piuttosto che di una vittoria in campionato… Io, invece, voglio raccontare un episodio tutt’altro che entusiasmante, ma da cui ho imparato molto.

Fin dall’età di 6 anni, ho sempre giocato a pallone e ho concluso la mia “carriera” il dicembre scorso, nella juniores del “Borzoli”. Come squadra, non eravamo certo dei campioni, ma avevamo qualità che altri non avevano, come il coraggio e l’altruismo, cementati in un legame fortissimo tra compagni: giocavamo l’uno per l’altro, giocavamo col cuore. Arrivati all’ultima partita di campionato prima della pausa natalizia, dovevamo incontrare il “Don Bosco”, la prima squadra in classifica, dove avevo giocato la stagione prima: come tutti gli ex, sognavo di fare una grande prestazione. Purtroppo, in quella partita, gli errori dell’arbitro furono davvero troppi, magari non determinanti ai fini del risultato (abbiamo perso 6 a 1!), ma furono comunque tantissimi. A fine partita non so cosa mi è preso, ma ho deciso di far valere le mie ragioni. Tuttavia, l’indifferenza dell’arbitro, che sembrava non volermi neanche ascoltare, ha provocato in me una reazione violenta, punita con sei mesi di squalifica. Questo ha significato per me la fine della stagione.

A distanza di tempo, ancora mi capita di ripensare a quella partita e i rimorsi sono tanti. Purtroppo esempi come il mio non sono certo nuovi nello sport, visto che, fin da piccoli, molti bambini protestano vivacemente con gli arbitri. Questo, secondo me, è la conseguenza di quanto succede sui campi della serie A, dove molti campioni hanno reazioni eccessive, dimenticandosi che il loro compito è anche quello di dare il buon esempio ai più piccoli, che, spesso, li vedono come modelli da seguire.

3^ classificato

VALENTINA PATARA

(articolo di riferimento : Pistorius e Natalie, i disabili siamo noi)

Una nuotatrice senza una gamba, un velocista con due protesi al carbonio al posto degli arti inferiori, una ballerina senza braccia.

Sembrano gli interpreti di un racconto irreale, di una favola a lieto fine.

E invece no, è tutto vero. Quello che ci racconta Claudio Cannavò, compianto e mitico direttore della Gazzetta dello Sport, è pura e semplice realtà.

Ci mostra tre esempi di come la forza di volontà, risorsa indispensabile e insostituibile per la nostra vita, possa sopperire ai più tristi handicap.

Pistorius, Du Toit, Atzori e molti altri ci insegnano  che non bisogna arrendersi mai. Neanche  di fronte a difficoltà che  a prima vista ci sembrano insormontabili. Occorre lottare sempre.

Non è facile, certo. Il pessimismo ci assale.

Ed è proprio in quei momenti che dovremmo allora pensare non solo alle storie narrate da Cannavò nel suo articolo, ma anche alle migliaia di altri disabili che continuano a fare una vita “ normale”: lavorano, studiano, giocano, fanno sport, gareggiano, ridono e piangono.

Tutto, come dice Cannavò, grazie a quell’incantevole mistero che si chiama volontà.

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Ieri ho visto un servizio sulla fenomenale e unica  Simona Atzori, ballerina senza braccia.

Io danzo da quando avevo quattro anni e la visione di ieri mi ha dato ancora di più la conferma di quanto la passione per qualcosa possa far superare ogni difficoltà e ogni limite.

Mi ha fatto riflettere su quanto sia fortunata, non tanto ad  avere tutto al posto giusto, ma a sapere cosa significhi avere una passione, perché come ci dimostra lei,  la volontà e l’amore per qualcosa ci fa superare qualsiasi ostacolo.

Mi ricordo ancora la mia prima gara, avevo otto anni, mi ritrovai all’improvviso in una situazione nuova fra centinaia di altri bambini che, come me, amavano la danza e aspettavano di salire sul palco.

Ero piccola, non avevo né ansie né preoccupazioni a differenza di ora, solo tanta voglia di ballare e di dimostrare a tutti quello che avevo dentro e quanto per me fosse importante essere lì.

Salii sul palco, le luci si accesero, la musica mi avvolse e guidò il mio corpo.

Era la prima gara, ma mi sembrava di essere in quella situazione da sempre ed ebbi  la conferma che stare sul palco e ballare era ciò che avrei voluto fare per tutta la vita.

Medie inferiori

1^ classificato

GIACOMO POLVANESI - 1^ media

(articolo di riferimento : Sfida di una Stella)

Questo brano ha suscitato in me un po’ di pena nei confronti di Andrea che per  sfortuna è rimasto paralizzato alle gambe e deve stare su una sedia a rotelle per  il resto della sua vita; è inquietante pensare che una rapina potrebbe capitare a qualsiasi altra persona, a ognuno.

È brutto pensare  che  un ragazzo di ventiquattro anni dopo una sparatoria rimanga depresso e, visto che non è in grado di continuare normalmente la sua vita, si vorrebbe uccidere e risolleva apprendere che  non lo fa e riesce a continuare, anche se con molta difficoltà, la sua vita.

Quando ho ascoltato la storia ho provato anche dolore per lui e per tutti i diversamente abili e sono d’accordo con loro, che riescono a non sentirsi diversi dalle altre persone, sul fatto che, invece, le altre persone li sentano diversi da loro, gli stiano alla larga e non pensino neanche minimamente che anche loro abbiano bisogno di comodità e servizi.

Questa secondo me è un punto su cui la nostra nazione deve ancora migliorare, infatti, come Andrea dice, ci sono altre nazioni che tengono maggiormente conto dei diversamente abili e non li escludono dalla popolazione, ma al contrario li aiutano.

A parer mio questa “esclusione” delle persone non abili è qualcosa di cui bisognerebbe vergognarsi e in futuro potremmo rimpiangere di non averle aiutate.

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Io ho partecipato al torneo Ravano quando ero in quinta elementare e devo dire che è stata un’esperienza fantastica, abbiamo iniziato il torneo e non credevamo di arrivare nelle fasi finali….invece si, abbiamo passato le due partite di qualificazione  e lì abbiamo capito che niente è impossibile, infatti dopo altre tre partite siamo rimasti noi e altre quattro squadre e per giocare i quarti sono arrivate la vincente del torneo di La Spezia, la vincente di Savona e quella di Imperia.

Noi giocammo la partita contro la squadra di Savona, quando li vedemmo non ci sembravano forti, ma eravamo comunque molto tesi, avevamo anche paura di non riuscire nell’impresa e di deludere le persone venute  a fare il tifo e soprattutto la scuola, infatti eravamo gli unici a non essere stati ancora squalificati.

Entrammo in campo e io portavo la fascia di capitano: una bella responsabilità, anche io come gli altri non ero tranquillo.

Dopo pochi  minuti il risultato a nostro favore sull’ 1 a 0, ma poi sbagliammo il rigore concesso dall’arbitro e lì vi fu un silenzio totale dell’allenatore e del pubblico: noi eravamo nel baratro ma nonostante tutto il cuore ci portò a resistere fino alla fine, o quasi, perché all’ultimo loro pareggiarono e ai rigori perdemmo e venimmo eliminati.

Scoppiammo  in un pianto infinito: ci avevamo tenuto così tanto…

2^ classificato

FEDERICA ROTONDI - 3^ media

(articolo di riferimento : Nel camper di Josefa, con figli, nonna, medaglie)

 

Non è facile descrivere le emozioni che ho provato leggendo gli articoli di Cannavò.

Posso sempre provarci.

Josefa Idem è un esempio. Non solo per gli atleti, per tutti.

E’ la dimostrazione vivente della determinazione e dell’immensa forza di volontà.

Ha vinto tutto : non solo nello sport. Ha vinto nella vita.. Con sei olimpiadi alle spalle è una donna di grande esperienza, molto ambiziosa. Quindici mesi prima delle Olimpiadi è nato il secondogenito Janek. L’atleta è tornata subito all’amata canoa, agli allenamenti quotidiani.

Da sempre la famiglia è coinvolta e presente nelle imprese di Josefa.

Il primogenito Janos ha vissuto, con la madre, tre Olimpiadi.Ad Atene la medaglia d’argento vale più di una d’oro.

Josefa Idem ed Alessandro Zanardi dimostrano che nulla è impossibile.

Quest’ultimo, spinto dalla sfrenata passione per le auto, dopo un incidente che gli ha cambiato la vita per sempre ha deciso di ricominciare.

Meglio continuare ad essere l’Alessandro Zanardi di sempre. Solo…senza gambe, come dice lui.

E’ tornato a correre, è tornato a vincere. Scherza, sdrammatizza sull’argomento…il peggio è passato, adesso bisogna andare avanti. A testa alta. Con la convinzione di poter continuare a vivere. La moglie Daniela si fida di lui, un po’ meno dell’autostrada.

Non si preoccupa se il marito prende qualche botta in gara, è troppo “impegnata” a seguire Valentino Rossi.

Grazie ragazzi, continuate così…continuate a seguire il vostro sogno. Non abbandonatelo mai, magari ci vuole molto tempo per realizzarlo, il tempo passerà comunque.

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Roger Federer, chi non lo conosce?

Il tennista svizzero bello, affascinante e molto cordiale.

Una persona fantastica. Nel campo da gioco però le cose cambiano.

Roger cambia atteggiamento, non guarda in faccia nessuno. Una sola regola :non perdere d’occhio la pallina…mai. Per nessuna ragione al mondo. E combatti, fino alla fine.

Lo svizzero, capace di giocate incredibili, gioca a tennis come Mozart e Beethoven suonavano il piano. Con maestria. La forza di Federer sta anche nell’accettare le critiche cercando di migliorare i propri punti di debolezza.

Ormai da parecchi anni è considerato il più grande giocatore di sempre. Ma il re è caduto, più volte. Sconfitto sul campo e martoriato, fuori, dai giornalisti. Piange, soffre in silenzio . Sembra che non sappia più vincere . Il nemico di sempre, Rafael Nadal, è vincitore, Federer è in ginocchio.

Che fare? Abbandonare tutto? Roger finalmente decide di continuare ad allenarsi, a giocare. Come sempre.

Poi il miracolo : la vittoria a Wimbledon ed al Roland Garros.Dopo la partita Federer piange, ha vinto ancora. Con quindici slam è il giocatore che ha vinto di più nella storia del tennis.

Il coraggio e la forza di volontà hanno di nuovo trionfato.

Proprio come Federer. Incredibile.

 


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