Correre meglio attraverso gli occhi di un Rolfer

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di Marcel Teeuw *

Quando faccio una passeggiata in Corso Italia sono contento di vedere persone di tutte le età che si danno da fare e prendono tempo per se, correndo o camminando per occuparsi della propria salute fisica e mentale. Ognuno nel suo ritmo e con la sua andatura. Ma guardando con gli occhi da Rolfer, lo spettacolo è un po’ meno felice. In 9 su 10 casi, invece di una persona che si muove in modo fluido vedo una persona dissociata dal corpo. Guardando l’espressione dei loro volti sembra quasi che alcuni stiano addirittura combattendo come dei guerrieri contro i propri dolori, magari contando sulle endorfine prodotte dal cervello per sentirsi meglio dopo…

La maggior parte, comunque, non mi dà la impressione di sentire dolori, ma corre in un modo da caricare il corpo in modo poco efficace, ‘seminando’ e ‘coltivando’ infortuni futuri alle gambe, ginocchia, schiena ed altro. Alcuni sembrano correre ‘da seduti’, con la ‘coda in mezzo alle gambe’, tirando su le gambe davanti a se ed appoggiando i talloni, spingendo con i quadricipiti. La schiena rimane curva e rigida ed il respiro non è libero. E per chi se ne intende, gli psoas sono K.O. Altri appoggiano male i piedi, consumando gli alluci, caricando in modo disequilibrato le ginocchia, probabilmente consumando la cartilagine al loro interno, e quindi anche la cartilagine nelle anche.  Altri tirano su le spalle come se aiutassero a tirare su il resto del corpo, ma il povero collo non regge bene tutto questo peso e per forza di cose si irrigidisce. Vedo tanto sforzo muscolare contro la forza della gravità e poco sfruttamento della forza elastica del corpo.

Come facciamo a correre meglio? E’ poco efficace dare consigli su come dobbiamo poggiare i piedi o muovere le gambe. Le tensioni nei tessuti e le nostre abitudini ci riporterebbero dopo poco tempo dove eravamo. E d’altronde chi saprebbe controllare coscientemente le articolazioni coinvolte nella corsa se già il piede da solo ne ha 27? Il ‘barefoot running’, il correre senza scarpe o con scarpe con suola sottile molto flessibile, è un principio interessante ma non adatto alla maggior parte delle persone senza un percorso di allenamento sensato per abituare i piedi a questa tecnica.

Nella mia pratica di Rolfing® noto che sia con podisti che con persone ‘normali’ riusciamo a migliorare molto l’andatura e la corsa. In generale, in un percorso di Rolfing, aiuto il loro corpo a liberarsi da tensioni specifiche, ed allo stesso tempo il sistema nervoso viene rieducato, per cui nascono nuove possibilità di movimento, più in armonia con la forza di gravità, coinvolgendo tutto il corpo. Quando il corpo è più libero, possiamo sfruttare anche meglio la forza elastica che è immagazzinata nei tendini e nelle fasce intorno ai muscoli ed intorno alle spina dorsale ed al torace. Questa struttura libera dà l’energia ‘gratis’ che ci fa volare, ci dà un senso di benessere e rimanda o evita gli infortuni.

Marcel Teeuw è Rolfer Certificato e scrive questo articolo a titolo personale.
I contenuti non sono intesi come consigli medici. Visitate la sua pagina FB

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Michele Corti
Nato a Genova il 7 giugno 1973, ho iniziato a scrivere di sport a 16 anni. Poi e' arrivata la tv, quindi il web e infine la radio. Ho fondato www.liguriasport.com e www.genoasamp.com nel 1998 e ideato nel 2000 il progetto www.stellenellosport.com per valorizzare lo sport in Liguria.